La procedura di salvataggio era sempre la stessa: lo mettevamo in una scatola di cartone così, diceva mio padre, si sarebbe sentito al sicuro e gli davamo della mollica di pane bagnato poiché, se avesse mangiato qualcosa, si sarebbe rimesso in forze. Per qualche giorno mi prendevo cura di lui come una brava infermierina. Tenevo la scatola a terra, in parte al mio letto. La controllavo in ogni momento. Era il mio primo pensiero la mattina e l’ultimo prima di addormentarmi. Poi accadeva una cosa, sempre. Un giorno mi svegliavo e la scatola era vuota. Correvo da mio padre a chiedere spiegazioni e lui, calmandomi, mi rispondeva sempre che l’uccellino era guarito ed era volato via, perché mi ero presa cura di lui benissimo. Oggi mi chiedo dove siano tutti quegli uccellini. Oggi che so che le ali spezzate non si curano col pane bagnato.

 

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