Ad un certo punto è scattato qualcosa dentro di me e ho capito che Il mio unico amore era presentarmi. Quel suono era come musica per le mie orecchie.

Me ne sono accorta la prima volta che mi sono ammalata e sono dovuta andare allo studio del mio medico per farmi visitare. Ad un certo punto mi sono schiarita la voce come per attirare l’attenzione di tutti e mi sono alzata di scatto. Una volta in piedi mi sono accorta che effettivamente tutti mi stavano guardando e qualcuno rideva anche. Allora ho provato un leggero imbarazzo, ma contemporaneamente pensavo che ormai ero in ballo e mi toccava ballare. Mi sono impettita tutta come fanno i bambini quando vogliono darsi importanza e mi sono convinta di essere un direttore d’orchestra. Lo so cosa state pensando, è folle. Dicevo, mi sono impettita tutta, ho sfoderato il mio sorriso più largo. Voi direte: forse volevi dire “migliore”? E invece no, volevo dire proprio quello che ho detto: “il più largo”. Perché ero così felice in quel momento che le labbra spingevano all’unisono verso le estremità opposte della mia faccia, tanto che per un attimo ho pensato alla mia faccia strappata in due metà. È stato lì che ho scoperto che le emozioni più estreme ci rendono sgraziati agli occhi degli altri. La troppa felicità ci fa perdere il controllo del nostro corpo e si diventa di un brutto esagerato. Quindi così, sformata, decomposta e di sicuro con nessuno che pensasse che stavo provando una grande emozione, ho iniziato ad avvicinarmi a tutti i presenti, uno alla volta. Facevo qualche passo nella loro direzione poi, una volta che mi trovavo esattamente di fronte al prescelto, la mano destra mi scattava in avanti ad angolo retto, come un meccanismo elementare e dalla bocca mi uscivano in automatico queste tre parole: piacere, Letizia Faraglia. (si presenta stringendo la mano agli spettatori) Ho continuato a fare così per almeno venti minuti e, credetemi, venti minuti possono essere un tempo infinito. Le persone mi guardavano, si guardavano tra di loro e guardavano cosa mi rispondeva quello a cui toccava stringermi la mano. Piacere, Letizia Faraglia. Piacere, Letizia Faraglia. Alcuni ridevano tra di loro e si dicevano delle cose nell’orecchio. Piacere, Letizia Faraglia. Mi sono chiesta da cosa dipenda questo amore sconfinato. All’inizio pensavo si trattasse di qualcosa di fico. Ad esempio che mi piacesse presentarmi così, senza preavviso, a chiunque. Piacere, Letizia Faraglia. La gente ci rimane secca. Poi ho capito. Piacere, Letizia Faraglia. Fare questo giochetto mi aveva fatto capire quanto mi piacesse il mio nome. Il mio nome e il suono più bello del mondo. Piacere, Letizia Faraglia. Non trovate sia il suono più bello del mondo? Provate a dirlo anche voi, con lentezza, e ve ne convincerete. (lo fa dire al pubblico) Piacere, Letizia Faraglia. Quando dite “Letizia” la lingua vi solletica per ben tre volte l’interno dell’arcata dentale superiore in modo così sexy che, una volta che ne divenite consapevoli, è praticamente impossibile non arrossire. Piacere, Letizia . Vogliamo invece parlare di quando pronunciate “Faraglia”? Provate e scusate se rido, ma credo che vi siate già accorti di cosa accade. Non è magnifico? La bocca si schiude esattamente tre volte ed esattamente nello stesso modo. Le labbra non appoggiano mai definitivamente l’una contro l’altra. Piacere, Faraglia. Non vi fa venire l’acquolina tanta perfezione? Piacere, Letizia Faraglia. Ringrazierò i miei genitori in eterno.

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